mercoledì, Febbraio 26, 2025
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Come i produttori di auto cercano di evitare le multe Ue

AGI – I produttori europei di automobili – rappresentati dall’Acea, l’associazione di categoria – rischiano di pagare 16 miliardi di euro di multe (13 miliardi per le auto e 3 per i furgoni) per il mancato raggiungimento del target della vendita del 20% di auto elettriche nel 2025. Nell’ambito del dialogo strategico con la Commissione europea i produttori per scongiurare questo scenario hanno presentato due proposte alternative:

  • La prima (opzione A) è calcolare il target del 20% di veicoli elettrici sul 90% dei veicoli venduti per il 2025 e sul 95% nel 2026 (abbassando così la percentuale)
  • La seconda proposta (opzione B) è introdurre un calcolo sulla media nel periodo 2025-2029, in modo che gli anni a venire possano colmare il gap del 2025-2026. La Commissione europea che – secondo quanto riferiscono dall’Acea – sta mostrando apertura a trovare soluzioni, aveva stabilito come target dell’elettrico una media del 25% nel periodo 2025-2029; poi 60-75% nel periodo 2030-2034 e 100% zero emissioni dal 2035

Allo stato attuale i produttori di auto che si sono impegnati a investire 250 miliardi di euro nella mobilita’ a zero emissioni da qui al 2030 e che già mettono sul mercato 370 modelli di elettriche a batteria, di cui sedici sotto i 30 mila euro, si trovano ad affrontare quattro scenari.

  • Il primo è il pagamento delle multe, stimate appunto in 16 miliardi di euro, con il rischio di dirottare proprio fondi destinati alla decarbonizzazione.
  • Il secondo scenario è tagliare la produzione di motori a combustione (la base di calcolo della percentuale di elettrico) e per l’Acea questo comporterebbe una riduzione della produzione di oltre 2 milioni di auto a motore e 700 mila furgoni, che equivarrebbe alla chiusura di otto fabbriche e la conseguente perdita di posti di lavoro.
  • Il terzo scenario è quello del pooling, ossia l’alleanza dei produttori europei con società extra-Ue che producono solo elettrico acquistando per condividere le percentuali di target (dietro pagamento ovviamente). Ne sono stati istituiti già due: Stellantis, Toyota, Ford, Mazda e Subaru con Tesla; Mercedes e Volvo con Polestar. Per l’Acea questa soluzione non fa altro che rafforzare i concorrenti diretti extra-Ue.
  • Infine, il quarto scenario è quello di vendere le auto elettriche a un prezzo inferiore al costo di produzione, portando una grave distorsione del mercato.

Per l’Acea, il mancato raggiungimento degli obiettivi di quote di elettrico nelle vendite deriva in particolare da difficolta’ di mercato indipendenti dai produttori (vedi ad esempio il taglio di incentivi) ma anche dalle carenze di infrastrutture per la ricarica. La Commissione europea ha stabilito un obiettivo di 3,5 milioni di punti di ricarica entro il 2030 ma l’Acea stima che ne serviranno 8,8 milioni. A livello annuale, l’obiettivo della Commissione era 410 mila (per l’Acea 1,2 milioni) ma nel 2024 ne sono stati realizzati solo 213 mila.

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